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Un regno mitico, quello di Tartesso, la lunga e prestigiosa epoca della civiltà di Al-Andalus, lentamente sfaldata dalla Riconquista, un Secolo d’Oro favorito dalla conquista del Nuovo Mondo... Queste sono le pietre miliari della storia di una regione che doveva poi andare incontro a un lungo e doloroso declino, segnato dalla povertà, da conflitti, talvolta violenti, per il possesso della terra e dalla nostalgia per la gloria passata. Un declino arrestato oggi dall’avvento della società post-industriale e dall’istituzione della comunità autonoma, una delle più originali dello stato spagnolo.


Prima dell’era cristiana

I Fenici

Alla fine del II millennio a.C., in concomitanza con l’arrivo dai Pirenei delle prime tribù indoeuropee, alcuni navigatori provenienti dal Mediterraneo orientale sbarcano sulle coste meridionali spagnole.

Quando scoprono le ricchezze del sud della penisola (argento, oro, rame e stagno), i Fenici vi fondano le prime colonie, fra cui quella di Cadice (1100 a.C.), punto di partenza dell’esportazione di minerali estratti dai fiumi Riotinto ed Aznalcóllar.

L’VIII e il VII sec. a.C. vedono l’apogeo del regno dei Tartessi che moltiplicano gli scambi commerciali con i Fenici e i Greci, che hanno le loro basi nel sud della penisola.

Il regno di Tartesso (XIII-VI secolo a.C.)

Questo leggendario regno, un tempo identificato con il Tharsis biblico e addirittura con Atlantide, raggiunse il suo apogeo nell’VIII sec. a.C. e scomparve nel VI sec. a.C., a causa dell’invasione cartaginese o forse della grave crisi che colpì l’intero bacino del Mediterraneo in seguito alla conquista di Tiro (573 a.C.) da parte di Nabucodonosor.

Le sue ricchezze, che affascinarono Greci e Fenici, continuano a impressionare gli archeologi contemporanei, che hanno scoperto numerose vestigia di questa civiltà a Huelva, Siviglia e Cordova.

Al di là dei miti della fondazione (la prima dinastia venne fondata da Gerione, un mostro con tre teste e tre corpi che fu battuto da Ercole, mentre la seconda fu governata da Gargoris e suo figlio Habis, inventori dell’agricoltura), gli studiosi moderni ritengono che la civiltà tartessica sia in realtà il risultato dell’evoluzione della cultura megalitica del sud della penisola. Il suo sviluppo raggiunse un livello tale da permetterle di possedere proprie leggi scritte e una struttura solida, composta da sette classi sociali, nonché di acquisire una perfetta abilità nell’arte della lavorazione dei metalli. L’unico re “storico” della monarchia fu Argantonio, che regnò nel VII sec. e venne elogiato da Erodoto, Anacreonte e Plinio.

Nonostante le numerose scoperte archeologiche, il luogo dove sorgeva la capitale non è ancora stato stabilito con certezza, ma sembra che si trovasse nelle vicinanze di Sanlúcar de Barrameda (Cadice).

I Cartaginesi

Nel VI e IV sec. a.C., i popoli iberici , molto diversi gli uni dagli altri, si stanziano e si espandono in tutta la penisola, ma l’Andalusia rappresenta la zona più omogenea.

Alla stessa epoca, i Cartaginesi si stabiliscono progressivamente nel sud della penisola, sostituendosi ai Fenici. Cadice diventa una città prospera e un porto di primaria importanza, mentre la costa mediterranea conosce uno sviluppo sempre crescente.

Durante la prima guerra punica (264-241 a.C.), mentreRoma sconfigge Cartagine, riducendone sensibilmente la libertà di movimento e le fonti di guadagno, il generale cartaginese Amilcare Barca approda a Cadice, si allea con gli Iberici e impianta la sua base operativa contro i Romani nel sud della penisola. Asdrubale, il suo successore, prende il controllo dei territori più ricchi e stabilisce la capitale a Carthago Nova (Cartagena).

Durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.), i Cartaginesi nuovamente sconfitti dai Romani, devono rinunciare alle loro basi spagnole.


La dominazione romana

Nel 197 a.C., i Romani conquistano Cadice, ultima postazione cartaginese nella penisola, ma è nel 40 a.C., sotto l’imperatore Augusto, che inizia veramente l’inserimento dell’area ispanica nella politica romana.

La romanizzazione

Con l’arrivo di Giulio Cesare, Roma inaugura una vera e propria politica colonizzatrice e favorisce lo sviluppo delle città. Augusto divide la penisola in tre grandi province, Tarraconensis, Lusitania e Baetica (Andalusia). Maggiormente influenzata dal processo di romanizzazione, quest’ultima viene assegnata al Senato mentre le altre due restano sotto l’egida imperiale. Per offrire alloggi ai veterani delle guerre civili, numerose città della Baetica, come Corduba (Cordova, la capitale), Gadir (Cadice), Hispalis (Siviglia) o Itálica , ricevono un trattamento di favore. La romanizzazione procede: i soldati romani ricevono in dono delle terre e sposano donne iberiche. Per facilitare lo spostamento delle truppe e il commercio con Roma (metalli, vino, olio e derrate conservate sotto sale), vengono costruite numerose vie di comunicazione tra cui la Via Augusta, che costeggia il Mediterraneo e attraversa la Baetica da est a ovest. Inizia allora per l’Andalusia un periodo di pace plurisecolare.

Andalusi al potere

Durante il regno di Tiberio (14-37 a.C.), numerosi patrizi ispanici ottengono il diritto di cittadinanza e si trasferiscono a Roma. Tra questi figurano alcuni Betici che diverranno famosi, come il filosofo Seneca , nato a Cordova nel 4 a.C., e il poeta Lucano (nato nel 39 a.C.), suo nipote. Nel 65 d.C. si suicideranno entrambi nella città imperiale, per ordine di Nerone.

Nel 74 d.C., Vespasiano concede agli abitanti dell’Hispania il diritto di cittadinanza per ringraziarli del contributo dato il periodo di crisi successivo all’assassinio di Nerone.

I regni di Traiano (98-117 d.C.), nato a Italica nel 53 d.C. e primo imperatore a non essere di origine romana o italica, e Adriano (117-138), anch’egli nativo di Italica , segneranno in modo particolare la regione. La Baetica e il resto dell’Hispania raggiungono così il loro apogeo.

L’arrivo del cristianesimo, nel III sec. d.C. e lo spostamento dell’asse commerciale verso est danno inizio alla lenta decadenza dell’Hispania.


La dominazione visigota

Dal 411 al 425 i Vandali e gli Alani occupano per un breve periodo l’Andalusia, sono poi espulsi verso il Nord Africa dai Visigoti , alleati dei Romani e guidati da Ataulfo. L’occupazione visigota dell’Andalusia si consolida durante il regno di Alarico II (484-487).

Nel 522 , l’imperatore bizantino Giustiniano fonda la provincia del sud-est della penisola, riconquistata più tardi dai Visigoti.

Nel VII sec. sotto l’impulso di S. Leandro (morto nel 600) e di S. Isidoro (morto nel 636), che dedica le sue Etymologiae al re Sisebuto, la Baetica diventa l’unico centro culturale di rilievo della cristianità latina. I mercanti siriani e greci intrattengono scambi commerciali con il sud della penisola e gli ebrei iniziano a stabilirsi a Cordova, Siviglia e Málaga.

Alla morte di re Wittiza, Don Rodrigo , governatore della Baetica, si fa eleggere re al posto dell’erede legittimo, Agila. Sarà l’ultimo sovrano visigoto. I sostenitori di Agila ricorreranno all’aiuto dei mori dell’Africa.


L’Andalusia musulmana

All’inizio dell’VIII sec. il califfato omayyade di Damasco conquista i territori berberi del Nord Africa. La penisola arabica è divenuta ormai troppo piccola e la guerra Santa permette di indirizzare l’aggressività dei capi berberi verso un nemico esterno. Le tribù dominate aderiscono immediatamente alla fede islamica e si uniscono alle potenti truppe musulmane.

La conquista musulmana

Nel 711 un esercito di 7000 uomini, capeggiato dal berbero Tariq , governatore di Tangeri, attraversa lo stretto di Gibilterra mettendo in fuga le truppe di Don Rodrigo nei pressi del fiume Guadalete e nelle lagune di La Janda. Con la presa di Toledo, capitale del regno visigoto, inizia la dominazione musulmana in Spagna e si può considerare l’inizio anche dell’Al-Andalus (VIII-XV sec.), ossia l’andalusia musulmana. L’anno successivo, nel 712, sbarcano 18.000 soldati guidati dal governatore Muza, comandante dell’esercito di Tariq.

Grazie alle conquiste arabe, Damasco si sviluppa notevolmente. I califfi rispettano tuttavia i governi locali stabiliti sui vari territori. Nel 719 le truppe del califfo tentano di conquistare il sud della Francia, ma Carlo Martello li ferma definitivamente a Poitiers. Stanziatisi nella valle del Guadalquivir, gli Arabi cedono ai Berberi le terre meno produttive di Castiglia, León e Galizia.

In Arabia la dinastia abbaside scalza gli Omayyadi.

L’emirato di Cordova (756-929)

Quasi tutta la penisola iberica entra a far parte del regno di Al-Andalus, appena fondato. Teoricamente sottomessi all’autorità di Baghdad, nuova capitale abbaside, gli emiri andalusi godono in pratica di una totale indipendenza.

Nel 755 sbarca nel sud della Spagna Abd al-Rahman, unico sopravvissuto della famiglia omayyade, che riesce rapidamente a unificare l’intera popolazione musulmana. Stabilitosi a Cordova, un anno dopo si autoproclama emiro, divenendo Abd al-Rahman I . Vengono così gettate le basi del regno andaluso.

Alla morte di Abd er-Rahman I, tutte le tensioni che apparentemente sembravano allentate riemergono e si moltiplicano i conflitti interni fra le diverse comunità (arabi, berberi, ebrei, muwallad o cristiani convertiti all’islam). L’emirato si indebolisce e i regni cristiani del nord infliggono duri colpi all’esercito andaluso.

Il califfato di Cordova (929-1031)

Nel 929 Abd er-Rahman III (912-961), si autoproclama califfo e principe dei credenti, pacifica il suo regno e rafforza le province militari di Toledo, Badajoz e Saragozza.

Dopo aver rotto definitivamente ogni legame con Baghdad, il nuovo califfato, con la sua corte erudita e raffinata, diventa il più potente regno occidentale. Nel 936 vengono avviati i lavori di costruzione di Medina Azahara.

La Spagna mediterranea ritrova l’antica vocazione commerciale quasi abbandonata sotto l’occupazione visigota. Le razzie musulmane e cristiane si susseguono nella penisola e viene costruita una fitta rete di castelli per controllare il nemico.

Nel 978 il generale al-Mansur prende il potere e diventa Primo ministro. Il califfo è ormai solo una figura simbolica. Ma alla sua morte, nel 1002, i primi tentativi di guerra civile destabilizzano il califfato. È la fine della dinastia omayyade. I notabili di Cordova si ribellano e viene distrutta Medina Azahara.

Province e città si autoproclamano indipendenti mentre si creano vari regni autonomi.

Primi Regni di Taifas e la dominazione degli Almoravidi (1009-1110)

I piccoli regni di Taifas (dall’arabo taifa : gruppo o fazione), nati all’inizio dell’XI sec., si organizzano in funzione di criteri etnici. I Berberi s’insediano lungo la costa dal Guadalquivir a Granada, mentre gli Arabi governano Cordova e Siviglia.

Nei primi tempi, i re di Taifas stringono alleanze poco durevoli con i territori adiacenti e, in caso di necessità, non esitano a trattare contemporaneamente con i cristiani. A volte, pur di poter restare sulle proprie terre, accettano persino di pagare ingenti tributi.

Approfittando della debolezza dei nemici, i monarchi cristiani si impadroniscono di piazzeforti importanti. Nel 1085, Alfonso VI di Castiglia e León conquista Toledo mentre Siviglia e Badajoz subiscono spietate campagne cristiane.

Sentendosi minacciato, Al-Mutamid , re di Siviglia, chiama in aiuto gli Almoravidi , che controllano il nord dell’Africa. Yusuf ben Tashefin risponde all’appello, attraversa lo stretto di Gibilterra e ben presto si impadronisce di tutti i regni di Taifas. Le spedizioni in Andalusia del re aragonese Alfonso I il Battagliero dimostrano la fragilità degli Almoravidi, mentre in Marocco sorge il movimento degli Almohadi.

Secondi Regni di Taifas (1144-1170) e dominazione degli Almohadi

Risorgono ancora una volta i regni di Taifas, che scompaiono nuovamente in seguito all’invasione degli Almohadi, capeggiati da Yusuf Abd al-Mumin (il Miramamolin delle cronache cristiane). Nel 1147 le truppe almohadi occupano Marrakech, Tarifa e Algeciras. Dopo aver debellato la resistenza opposta dai cristiani e da alcuni re di Al-Andalus, gli Almohadi riescono a dominare tutto il sud della penisola. Siviglia diventa capitale di Al-Andalus. Nel 1195 la battaglia di Alarcos (Ciudad Real), che vede la vittoria di al-Mansur sul re castigliano Alfonso VIII , costituisce l’ultimo grande trionfo dell’esercito almohade. Quest’episodio segna l’inizio della decadenza degli invasori berberi, che vedrà la conclusione con la battaglia di Las Navas de Tolosa, nel 1212, durante la quale, gli eserciti di Castiglia, Aragona e Navarra mettono definitivamente in fuga gli Almohadi.

Il regno dei Nasridi (1232-1492) e la Riconquista

Durante la fase di indebolimento delle forze almohadi, Mohammed I , della dinastia Banu Nasr o nasride, riesce a unificare i territori di Granada, Málaga e Almería e a creare un regno che durerà due secoli e mezzo.

La Riconquista procede rapidamente. Sotto il regno di S. Ferdinando III (1217-1252), re di Castiglia, i cristiani s’impadroniscono di Cordova nel 1236, quindi di Siviglia e di tutta l’Andalusia occidentale nel 1248. I nasridi approfittano rapidamente dell’esodo delle popolazioni di Al-Andalus, cacciate dai cristiani, per costituire un regno molto popoloso e altamente produttivo. Tuttavia fra i ventitré monarchi nasridi nascono interminabili conflitti fratricidi che, dopo le violente lotte tra Abenceragi e Zegri, portano alla caduta del regno.

Dal 1284 al 1469, la Riconquista progredisce a rilento e sembra persino stagnare all’inizio del XV sec.; le vittorie dei cristiani si succedono invece sotto i regni di Giovanni II e Enrico IV.

Nel 1469, con il matrimonio fra Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona , ai quali il papa Alessandro VI (di Valenza) conferirà il titolo di re Cattolici, inizia l’unificazione dei regni cristiani. Nel 1481, l’Inquisizione procede al primo autodafé a Siviglia. Dal 1482 al 1492, i re Cattolici intraprendono la grande offensiva contro il regno nasride di Granada. Le città musulmane cadono una dopo l’altra: Ronda (1485), Málaga (1487), Baza (1489), Almería e Guadix (1489). Il 2 gennaio 1492 , Boabdil , rimette le chiavi di Granada ai re Cattolici. A fronte delle capitolazioni, i monarchi vittoriosi s’impegnano a rispettare la religione, le leggi e i costumi di coloro che desiderano soffermarsi nel paese. Eppure, lo stesso anno, 1492, viene decretata l’ espulsione degli ebrei non convertiti al cristianesimo.

Più di 150.000 persone sono costrette ad abbandonare Sefarad (la Spagna). La maggior parte di loro s’insediano nei paesi mediterranei o si costituiscono in comunità sefaradi di cui alcune continuano a parlare il castigliano dell’epoca (il ladino ).

Dal lato musulmano si assiste dal 1499 al 1591 alla ribellione dei musulmani nelle Alpujarras, quindi all’obbligo loro imposto di convertirsi al cristianesimo con il nome di moriscos . La loro espulsione definitiva verrà decretata nel 1610.


Il secolo d’oro dell’Andalusia

Il 3 agosto 1492, Cristoforo Colombo salpa dal porto di Palos de la Frontera (Huelva). Il 12 ottobre approda all’isola di Guanahani (Bahamas).

Il commercio con l’ America arricchisce Siviglia e i territori circostanti, comprese Cordova e Málaga. Siviglia, che beneficia del monopolio, diventa la più grande città della Spagna, oltre che il paradiso di ricchi commercianti, avventurieri ed emarginati. Nel 1503 vi viene creata la Casa de la Contratación , camera e tribunale di commercio, che detiene il monopolio degli scambi fra il vecchio continente e le Americhe. Il resto dell’Andalusia non riesce a stare al passo. L’arrivo di nuovi prodotti provenienti dalle Indie (cocciniglia, indaco) trasforma una parte dell’industria tessile tradizionale, mentre l’industria della seta (Granada), produttrice di raso, velluto e damasco, subisce un forte calo per l’austerità nell’abbigliamento che gli Asburgo impongono all’Impero spagnolo. Cordova si specializza nella produzione di finimenti e di cuoio cordobano (cuoio di capra o pecora lavorato a sbalzo), fabbricati con pelli americane; il mercurio delle miniere di Almadén, utilizzato per la produzione di amalgama d’argento, diventa indispensabile per lo sfruttamento dei filoni d’argento del Messico e del Perù. Il continuo aumento delle tasse e l’inesaudibile richiesta di prodotti agricoli danno inizio al processo di concentrazione delle terre nelle mani di pochi potenti.

Nel 1516 Carlo I – futuro imperatore Carlo V –alla morte del nonno, Ferdinando il Cattolico, eredita il trono di Spagna. Egli abdica a favore del figlio Filippo II .


La lunga crisi del XVII e XVIII secolo

La decadenza dell’Andalusia inizia nella prima metà del XVII sec., sotto i regni di Filippo III e Filippo IV, con il significativo crollo della popolazione, decimata dalle quattro grandi epidemie di peste (quella del 1649 ridusse alla metà gli abitanti di Siviglia) e dall’espulsione dei moriscos , la cui attività era determinante per il settore agricolo. In seguito la situazione nelle campagne, dove le terre appartengono per la maggior parte ai grandi proprietari, continua a peggiorare. Oltre l’80% degli agricoltori viene retribuito a giornata e solo il 7% delle terre appartiene a coloro che vi lavorano. Poco per volta, i padroni creano una potente oligarchia rurale, molto vincolata all’amministrazione comunale, che controlla in tutto e per tutto la vita dei villaggi.

L’industria di Siviglia, strettamente legata al commercio marittimo, subisce un crollo definitivo in seguito alla formazione del passaggio di Sanlúcar, che impedisce la navigazione lungo il Guadalquivir alle imbarcazioni di grosso tonnellaggio.

Nel 1641 nelle principali città andaluse scoppiano sommosse, dovute all’insoddisfazione della popolazione di fronte alla terribile situazione economica.

Nel 1700, con la morte a Madrid di Carlo II , ultimo monarca del casato degli Asburgo, inizia la guerra di successione spagnola e il paese diventa teatro di un conflitto fra Inglesi e Francesi. Quest’ultimi, vincitori, mettono sul trono Filippo d’Angiò, che sarà il primo sovrano spagnolo di casa Borbone. L’Inghilterra, che appoggia l’arciduca d’Austria, occupa Gibilterra . Il dominio inglese è ratificato dal Trattato di Utrecht nel 1713.

L’anno 1788 vede l’abolizione del monopolio coloniale di Cadice che, come principale porto atlantico, aveva sostituito Siviglia.


I conflitti sociali del XIX secolo

La guerra d’indipendenza

Nel 1808 l’esercito di Napoleone, il quale intende piazzare il fratello Giuseppe Bonaparte sul trono di Spagna, si spinge fino all’Andalusia. È l’inizio della guerra d’Indipendenza . Il 19 luglio il generale Dupont viene sconfitto a Ballén nella provincia di Jaén dalle truppe spagnole comandate dal generale Castaños. Durante l’invasione francese, nel 1812, le Cortes di Cadice (assemblee costituite dai rappresentanti della città, dai nobili e dal clero) si riuniscono e redigono una costituzione di stampo liberale. Nel 1814 i francesi vengono sconfitti anche grazie agli alleati inglesi.

Il declino economico

All’inizio del XIX sec. lo sviluppo industriale dell’Andalusia è assai limitato. Le risorse minerarie, cedute nel 1868 a monopoli stranieri, soprattutto inglesi, vengono sfruttate razionalmente solo a partire dalla metà del secolo. La costruzione navale conosce un nuovo impulso a Cadice, si inizia la commercializzazione dei prodotti agricoli e nascono le principali linee ferroviarie. Fino al 1898 il commercio con le colonie facilita gli scambi con vari paesi europei. Grazie a questi contatti, nasce nelle grandi città una borghesia liberale.

I contadini andalusi, vittime del liberalismo, rivendicano alcuni diritti e si organizzano per migliorare le proprie condizioni di vita. Nel 1863 Pérez del Álamo, un veterinario, dirige un’insurrezione repubblicana di grande rilievo, che si estende fino a Málaga, Granada, Jaén ed Almería. Nel 1873 , con la proclamazione della Prima Repubblica , emergono i primi timidi tentativi di spartizione delle terre. Ma due anni dopo, con la restaurazione della monarchia (Alfonso XII), l’anarchismo andaluso slitta verso il terrorismo e gli scioperi si moltiplicano.

Durante questo secolo, molti andalusi migrano verso altre regioni di Spagna o in America Latina.


Il XX secolo

Dal 1900 alla morte di Franco

Dal 1900 al 1931 , scioperi e conflitti sociali diretti dai sindacati, in particolare dalla CNT e dalla FAI, si susseguono senza interruzione. L’anno 1931 vede la proclamazione della Seconda Repubblica e timidi tentativi di riforma agraria, che tuttavia non soddisfano gli agricoltori, vittime della disoccupazione e della fame. Nel gennaio del 1933, lo sciopero generale iniziato a Casas Viejas , nella provincia di Cadice, si conclude tragicamente quando la guardia civile e la guardia d’assalto incendiano l’edificio in cui si erano rifugiati i capi anarchici. Conseguenza di quest’episodio è la sconfitta dei socialisti alle elezioni.

Nel luglio del 1936, le truppe dette “nazionaliste” guidate da Francisco Franco , con base in Marocco, passano lo stretto di Gibilterra.

Sin dai primi giorni della guerra civile gran parte dell’Andalusia resta sotto il controllo delle guarnigioni militari di Cadice, Granada, Cordova e Siviglia, mentre la zona orientale della regione rimane fedele alla Repubblica.

La guerra termina il 1° aprile 1939 con la presa di Madrid.

A partire dal 1960, sotto il regime franchista, s’intensifica l’ emigrazione degli andalusi verso le regioni più industrializzate della Spagna (Paesi Baschi e Catalogna) e vari paesi europei (RFA, Francia e Svizzera).

Nel 1975, Francisco Franco muore e Juan Carlos I viene proclamato re di Spagna.

L’Andalusia moderna

Il Partito socialista operaio spagnolo (PSOE) vince le elezioni in Andalusia nel 1977 e l’anno successivo il governo di Adolfo Suárez approva il regime di preautonomia della regione; si instaura la Junta de Andalucía (governo andaluso). Nel 1980 l’ autonomia dell’Andalusia viene approvata con un referendum e il suo statuto entra in vigore nel 1982.

Con le prime elezioni al Parlamento andaluso viene eletto, primo presidente della Juntax, Rafael Escuredo . Gli succedono nel 1984 Juan Rodríguez de la Borbolla e nel 1990 Manuel Chaves.

Nel 1992 , 500 anni dopo la fine della Riconquista e della scoperta delle Americhe, Siviglia accoglie l’Esposizione universale, che costituisce un evento di portata mondiale. Lo stesso anno viene inaugurata la prima linea del treno ad alta velocità (AVE) che collega Madrid a Siviglia.

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